Non concordo con quanto si scrive agiograficamente su Gianluca Vialli. Non fu il più grande attaccante italiano degli anni Ottanta Novanta. Davanti a lui ce ne aveva diversi con tutt’altra stoffa di goleador. Il ricordo, specialmente per chi se ne è andato, deve sforzarsi di rendere pienezza e giustizia di chi si è congedato dalla vita terrena per dare a quest’ultima la pienezza delle sue affermazioni migliori, come dei difetti. Esaltare le prime cancellare gli ultimi, non serve. Entrambe forniscono il quadro della persona ed è quello che ora ci manca e ci mancherà sempre.
Nato nel ’64 non è riuscito a bissare con l’età l’anno di
nascita. Questa sarebbe una battuta che gli sarebbe piaciuta. Perché Gianluca Vialli riusciva a riportare il
gioco nei termini dell’umorismo che gli è congeniale senza risparmiarsi e senza
regalare alcunché all’avversario, almeno in termini di impegno e di abnegazione
per il risultato.
Da qualche anno era dirigente sportivo della nazionale,
sulla base del curriculum calcistico di grande rilievo. La sua leggenda giovane
deve essere legata allo scudetto raggiunto con una squadra giovane e fuori dall’Olimpo
del calcio nostrano: la Sampdoria,
nel ‘90-‘91. Solo quel trofeo gli dette l’imprimatur di lasciare gli ormeggi e
andarsene nella discutibile Juventus dove riuscì a vincere un solo campionato
nel ’94-‘95. Nella villa dei vincitori avrebbe potuto vincere finalmente tornei
a iosa. Ma questo non avvenne. Due Mondiali e un Europeo con la nazionale, ’86
e ’90 i Mondiali, ’88 l’Europeo. Fu anche inserito nei calciatori in predicato
di vincere il Pallone d’Oro ma ciò, come per tanti altri supercampioni
italiani, non avvenne.
Gianni Brera di lui diceva che pur riconoscendone indiscutibili
qualità tecniche, in fondo nel calcio non avrebbe fatto gran che perché non
aveva vissuto la fame. Quella vera e propria, quella di una condizione sociale
svantaggiata che vede quindi nella pratica sportiva la grande occasione di
riscatto.
Vialli non aveva bisogno di questo. “ Stradivialli ”, come lo chiamava sempre Brera, era un violino sempre teso per il bel gesto, per l’atto
virtuoso, per l’azione fino all’ultimo passaggio esaltante, oppure al gol in
sforbiciata.
Tatticamente svariò su ruoli diversi. Sempre all’attacco.
Sempre nella ricerca del punto debole dell’avversario e nel piglio di mostrarsi
abile, disinvolto, veloce e propizio al gol.
Sapeva motivare la squadra, dava quella spinta in più che
serve molto spesso nello spogliatoio, anche se le sue qualità di allenatore che
tutti si aspettavano a fine carriera di calciatore non ebbero la fortuna
prevista.
Va anche ricordato a sostegno del meglio del suo palmares, le vittorie in campo
internazionale. Competizioni internazionali
La Coppa delle Coppe.
Con la Sampdoria (1989-1990) e col Chelsea, squadra londinese con la quale
finì la carriera (1997-1998). La Coppa
Uefa con la Juventus nel ‘92-’93.
La discussa Champions League con la Juventus: 1995-1996. E infine la Supercoppa UEFA col Chelsea nel ’98.
Va detto sempre con l’eroica sicurtà del vero che trattasi
di compagini sportive molto forti che non avevano bisogno di Vialli per dare un
valore aggiunto allo spessore tecnico che vantavano.
Il capolavoro di Vialli, insieme al compagno di sempre Mancini, fu la vittoria del campionato
nel 1991 con la Sampdoria. Avevano davanti mostri titanici come l’Inter dei
record, la Juventus sempre forte per definizione, il Milan pluricampione d’Europa
e del mondo. Eppure lo scudetto arrivò a questa squadra di Genova.
Una risposta a Brera, quindi, ma anche una conferma della
sua asserzione sull’impossibilità di diventare campione quando si nasce
campioni. E Vialli lo era, ma soprattutto per l’impegno di persona, il sorriso,
la cordialità, la capacità di essere esempio. Resterà indimenticabile il
messaggio che ha dato agli italiani per giustificare la sua uscita dalla
nazionale nel comparto tecnico. “Al termine di una lunga e difficoltosa
‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere,
spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri.
L'obiettivo è quello di utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare
il mio corpo a superare questa fase della malattia, in modo da essere in grado
al più presto di affrontare nuove avventure e condividerle con tutti voi. Un
abbraccio”.
C’è coraggio, ottimismo, sguardo oltre. Questo fu Gianluca Vialli.